Il Maestro del Palio 2014

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

GIOVANNI FRANCESCO LAMPUGNANI 

Il Maestro del Palio di quest'anno non è un artista contemporaneo, bensì un maestro legnanese nato nel XVI secolo. Di seguito un estratto della sua biografia tratta dall'enciclopedia Treccani (www.treccani.it)

 

Giovanni Francesco Lampugnani nacque a Legnano il 17 marzo 1588 dal nobile notaio Giovanni Luca e da Geronima Fumagalla.

Già dalla fine del XV secolo la famiglia Lampugnani, suddivisa in diversi rami, aveva avuto un ruolo importante nella vita economica e culturale di Legnano, esprimendo schiere di pittori dei quali è stato tramandato soltanto il nome (Sutermeister, 1937-38 e 1959; D'Ilario), di uomini d'armi e di cultura che favorirono il sorgere di una significativa produzione artistica e culturale della quale "furono alternativamente committenti e autori" (Palamidese, 2002, p. 23). Il lavoro notarile del padre e del fratello Ludovico documenta in modo puntuale e preciso i numerosi e continui spostamenti del L. dalla sua terra natia alla sua città adottiva, Milano (ibid., pp. 207-213).

Sono scarse le notizie relative al suo apprendistato artistico che dovette sicuramente svolgersi in Lombardia, accanto all'inseparabile fratello minore Giovan Battista, assai più impegnato in campo grafico e con il quale instaurò poi un duraturo e quasi simbiotico sodalizio artistico, in cui le due personalità si fusero perdendo una loro netta e ben definita identità.

Insieme firmarono e datarono nel 1612 il Martirio di s. Stefano (Parabiago, santuario di S. Felice), l'Adorazione dei magi e la Fuga in Egitto (Ibid., chiesa dei Ss. Gervasio e Protasio, in origine nella chiesa legnanese di S. Magno: Palamidese, 2002, p. 209), proponendosi come continuatori della tradizione "lombarda cinquecentesca di Gaudenzio Ferrari e di Bernardino Luini, ma anche sensibili al nuovo clima spirituale e religioso" controriformato (ibid., p. 41).

La predisposizione del L. ad accogliere e a rielaborare personalmente i più svariati esiti non solo della pittura lombarda, lo portò a realizzare, sempre con l'aiuto del fratello, un'Assunzione della Vergine (1615: Cislago, chiesa di S. Maria Assunta), un'opera in cui accanto a un'apparente semplicità formale di impianto laniniano, convive una seppur pacata magniloquenza bolognese di ascendenza carraccesca. Nella tela rappresentante S. Giovanni a Patmos (1622: Busto Arsizio, chiesa di S. Giovanni Battista) il L., manifestando una particolare attenzione alla maniera di Camillo Procaccini, si dedicò a una nuova osservazione della realtà tipicamente lombarda: un approccio che poi riprese e portò a un più alto livello nell'ultima fase della sua carriera artistica nella Sacra Famiglia con s. Giovannino (1640: Faggeto Lario, chiesa di S. Giuseppe), un'opera in cui è ormai del tutto evidente la sua "sincera e profonda adesione al mondo degli affetti e a una resa naturalistica del dato reale" (ibid., p. 83).

Le lusinghiere parole tributate nel 1619 da Borsieri al L. ma anche al fratello Giovan Battista, ormai inscindibilmente legati nel lavoro e nella vita, portano a ipotizzare che i due possano essere entrati relativamente presto nella bottega milanese del Cerano (Giovanni Battista Crespi), notizia riportata da Carasi (1780, p. 55) e confermata dall'anonimo catalogatore della collezione Visconti (Bona Castellotti, 1992, p. 42). L'"evidente ceranismo" (Pacciarotti, 1992, p. 51) non li rende totalmente subordinati allo stile del maestro: richiami a Morazzone (Pier Francesco Mazzucchelli), a Camillo Procaccini, ma anche ai cremonesi Bernardino, Giulio e Antonio Campi si avvertono nelle tele con i Ss. Carlo e Gregorio (1618: Busto Arsizio, chiesa dei Ss. Marco e Gregorio) e nelle due pale rappresentanti l'Ascensione di Cristo e la Resurrezione (1629: Milano, chiesa di S. Maria della Passione) realizzate dal solo Giovanni Francesco Lampugnani.

Echi procacciniani, anche se stemperati nelle dolcezze espressive luinesche, si colgono anche nella Decollazione del Battista (1623: Nerviano, chiesa di S. Stefano) dipinta ancora a due mani per la famiglia Crivelli, a cui appartenevano Violanta, andata sposa al fartello Giovan Battista il 13 nov. 1629, e Cristina, sposata in seconde nozze (24 maggio 1637) dal L., rimasto vedovo di Daria Comune (Palamidese, 2002, p. 209).

Tra il 1614 e il 1633 il L. ricevette con il fratello le più importanti commissioni di dipinti a fresco.

Innanzi tutto, la decorazione della chiesa dell'Immacolata (1624: Varese, Sacro Monte): lungo la navata, in otto riquadri, sono rappresentati i simboli che alludono alla purezza della Vergine e, sopra la porta d'ingresso, i Dottori della Chiesa riuniti al concilio di Trento; nella zona absidale ricorrono schiere di angeli, mentre nel catino è raffigurata la Trinità in gloria, nei sottarchi sono altri simboli mariani e nella volta la Colomba dello Spirito Santo tra due corone concentriche di nubi da cui si affacciano angeli e cherubini. A Biumo Inferiore, nella chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, cappella della Vergine, eseguirono intorno al 1625 il Martirio di s. Lucia, leStigmate di s. Francesco e l'Assunta tra angeli musicanti. Fra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta dipinsero a Legnano, nella chiesa della Purificazione, l'Apparizione di Cristo alla Madonna e l'Assunzione della Vergine. La tecnica ad affresco era stata già sperimentata dai due fratelli nella chiesa legnanese di S. Ambrogio (Figure di profeti Fatti della vita di s. Ambrogio: ibid., p. 209) e successivamente a Piacenza nelle Storie di s. Francesco (uniche scene oggi visibili, una lunetta con Angeli e un riquadro con l'Incontro di s. Francesco con s. Domenico) eseguite nel 1619, lungo le pareti del chiostro di S. Maria di Campagna, chiesa in cui una cappella apparteneva proprio alla famiglia Lampugnani.

Dopo un periodo di stasi, coincidente con i terribili anni della peste, la bottega dei Lampugnani riprese intensamente la propria attività ricevendo una serie di commissioni importanti e prestigiose.

È infatti datato 1632 il grande ciclo decorativo della cappella di S. Francesco con affreschi incentrati su alcuni temi dell'iconografia francescana e completato da una tela con la Madonna e s. Francesco (Trecate, chiesa di S. Francesco) che trova evidenti punti di contatto con i successivi dipinti eseguiti dai due fratelli quali l'Ascensione di Cristo (1633: Varese, Sacro Monte, cappella XII) o l'Adorazione dei pastori (1633: Ibid., chiesa di S. Maria del Monte) o altri affreschi nella cappella dell'Immacolata della basilica di S. Magno a Legnano (1633-34: Figure di Profetinelle lunette e nella volta, S. Agata S. Lucia sui pilastri e l'Assunzione della Vergine sulle pareti).

In questi stessi anni la bottega legnanese continuò a produrre anche pale d'altare: accanto alle due con S. Nicola di Bari (1633: Chiavenna, già chiesa di S. Carlo) e S. Nicola da Tolentino, del solo L. (1633: Ibid., Museo del Tesoro della collegiata di S. Lorenzo), che trattano in modo emotivamente drammatico il tema della sofferenza e dell'estasi, c'è pure una Madonna con Bambino ed angeli (1632-35: Milano, Galleria arcivescovile), che riprende, con alcune piccole varianti, la parte centrale del polittico eseguito nel 1523 da B. Luini per la basilica di S. Magno a Legnano.

Pittore di una certa originalità, il L. fu comunque autore del progetto per la Veduta di Milano (incisa da Bernardino Bassano ed edita nel 1640) e di quel famoso Mappamondo, presente nella collezione del cardinale Cesare Monti ora alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano (Bona Castellotti, 1994), testimonianza del suo spiccato interesse cartografico.

Le fonti registrano altri numerosi lavori eseguiti dalla bottega dei Lampugnani, molti dei quali, se non sono andati perduti (è il caso della grande tela posta sulla facciata del cimitero di Legnano il 24 sett. 1634, in occasione della solenne processione svolta in onore di alcune sante reliquie trasportate dalla Sardegna da Arcutio Lampugnani), sono citati e trattati come pure attribuzioni (Palamidese, 2002, pp. 142 s.).

Dopo la scomparsa del fratello nel 1640, il L. eseguì la decorazione ad affresco della cappella del Rosario (1642 circa: Cislago, chiesa di S. Maria Assunta) comprendente i Misteri (undici ovali dipinti a olio su rame) e due tele: la pordenoniana Natività di Maria e il più luinesco Sposalizio della Vergine.

Problematica resta invece la collocazione cronologica della Crocifissione tra santi e offerenti (Angera, chiesa di S. Alessandro) che, dopo un recente restauro, ha rivelato un inverosimile 1528 (ibid., p. 84). Tra le molteplici incisioni realizzate dal L. si ricordano S. Francesco consolato da un angelo musicante (1622: Berlino, Kupferstichkabinett-Sammlung) e il S. Francesco consolato da un angelo violinista (1622: Bergamo, Accademia Carrara), una Madonna con Bambino e s. Francesco (1622: Napoli, Museo nazionale di Capodimonte) e un disegno perduto rappresentante il Ritratto equestre del generale Piccolomini successivamente inciso da Cesare Bassano nel 1635 (ibid., p. 92).

Il Lampugnani morì a Legnano il 15 luglio 1651